E’ un’attività (fisica), cura del movimento, è una filosofia, ovvero una continua ricerca del sapere, come qualità e requisito necessario in grado di far confluire inscindibilmente corpo e mente. Non è solo una ginnastica di tonificazione, essa, mette in armonia diversi metodi che, ancora oggi si evidenziano sinceri contributi alla ricerca e alla metodologia del movimento atti nel generare salute e benessere psico-fisico.

Il punto di partenza del Power Qi sono i principi della respirazione, concentrazione, controllo, precisione e fluidità dei movimenti, l’ascolto del corpo e l’immagine di quest’ultimo. Le metodiche utilizzare sono: gli insegnamenti e gli aspetti posturali-riabilitativi sulle catene muscolari, le pratiche del metodo Pilates(1925), le posture dello Yoga , ed inoltre, Stretching (PNF, strech & shortenig).

L’origine di cattive posture deriva “spesso” da retrazioni muscolari costanti che danno luogo a sofferenze fisiche. Occorre, quindi, armonizzare e dare riequilibrio alla prodigiosa macchina muscolo-scheletrica.

Power Qi letteralmente è l’insieme di due parole, una inglese ed una cinese, che stanno a significare “FORZA” come CAPACITA’ DI AGIRE, poter fare. Qi (ci) dal cinese che significa “ENERGIA”, energia vitale, soffio, gas, principio dinamico, l’elemento più sottile che compone tutte le cose.

Culture diverse fra loro - oriente e occidente - ma capacità creative che si mettono in rapporto per arricchire l’uomo. Riuscire a scoprire il “linguaggio”del proprio corpo, nel suo insieme e nella sua essenza, è un percorso, una via, un “Do” (termine taoista che significa “strada che porta verso la realizzazione di sé”),un atto importante per comprendere il modo, i codici, i canali comunicativi di noi stessi. Il piacere di muoversi è anche il piacere d’agire che si trasforma progressivamente in progetto d’agire, perciò il movimento diventa un’esplorazione motoria, il riscatto dell’azione e la relazione dinamica con tutto ciò che circonda il nostro corpo.

Training concepito su misura

Un programma pensato e concepito per il riequilibrio delle tensioni muscolari. L’allenamento è progettato come ricerca attenta nella qualità dei movimenti, che si realizza attraverso osservazione e l’ascolto attento del proprio corpo.

A chi può essere utile

Adatto ad ogni età ed a ogni livello sportivo,migliora le prestazioni psico-fisiche dell’agonista e di coloro che si accostano per la prima volta al mondo del benessere.

Il Power Qi è un metodo per intraprendere un viaggio di scoperta, nel quale ritrovare il giusto equilibrio psicofisico e posturale, ottenendo quindi un miglioramento a posizioni scorrette e poter lenire e prevenire, anche, il più semplice mal di schiena.

Riccardo Campo

Scopri i principi della respirazione, concentrazione, controllo, precisione e fluidità dei movimenti. Riscoprire il "linguaggio" del proprio corpo, attraverso l'ascolto nel suo insieme e nella sua essenza. Power Qi vuole essere un percorso, una via, un "DO". Termine taoista che significa "strada che porta alla realizzazione di Sè". Il metodo offre numerosi benefici: - migliora la forza ed il tono muscolare - migliora la postura - migliora la fluidità dei movimenti - diminuisce l'incideza del mal di schiena - contribuisce a dare sicurezza e a diminuire lo stress - migliora il fluire della propria "energia vitale", il Qi

Contattami per informazioni

riccardocampo@yahoo.it - Cell. 3476984960

Palestre e cetri sportivi dove fare Power QI & Allenamento in sospensione

Palestre e cetri sportivi dove fare Power QI & Allenamento in sospensione
Palinsesto non definitivo - work in progress

SFOGLIA LA FORMAZIONE

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CORSI DI FORMAZIONE PER ISTRUTTORI DI FITNESS 2011/2012

giovedì 9 febbraio 2012

E' iniziato il LIFE'S UISP 2012..

 Life's UISP
Nella splendida cornice del Torre Normanna Hotel & Resort si svolgeranno delle Masterclass di Pilate, Power Qi, Core Training, Zumba, Aero GAG, Allenamento Funzionale ed in Sospensione, Silat, e tanto, altro ancora. 
Come una grande famiglia che si riunisce, l'evento UISP, si rivolge a tutti gli appassionati dello sport e del benessere psicofisico.
Senza tralasciare lo spirito e la passione che ci "IDENTIFICA", la filosofia che ci contraddistingue e ci porta a considerare questo evento come una grande occasione per trascorrere un fine settimana all'insegna dello "SPORT PER TUTTI".
Insomma .. NON ESSERCI... SAREBBE UN PECCATO!
INFO ED ISCRIZIONI: life.uisp@hotmail.it     cell.3476984060

lunedì 18 gennaio 2010

Richiedimi come Personal Trainer




La figura del Personal Trainer ti permetterà di essere seguito/a individualmente, di programmare sempre e al massimo
l'allenamento in base al tuo stato di forma giornaliero e alle disponibilità di tempo che hai.

Lo scopo degli incontri è di ripristinare un giusta escursione articolare, una buona elasticità muscolare ed un recupero del tono muscolare, il tutto per ottenere un riequilibrio posturale efficace e duraturo che accompagni la persona nel suo quotidiano.

 Chiamami per conoscere le possibilità di avere anche tu il tuo 

PERSONAL TRAINER

 


giovedì 12 novembre 2009

Richiedi una Master Class nella tua palestra !!!

Poter provare una lezione, preparando un nuovo ed emozionante evento, al quale non far mancare nessuno.

Una lezione  "SPECIALE",  per affrontare al meglio il percorso del Power Qi.

Tratteremo di:
  • lo Zen ed il Power Qi
  • Forza & Equilibrio
  • Asana dello yoga utilizzate nel Power Qi e perché.


Ti invito a far conoscere questa disciplina, questa filosofia, e a provare i suoi benefici.

Grazie e a presto
Ricky



ricardocampo@yahoo.it
+39 347 6984960


lunedì 27 aprile 2009

Viaggio posturale tra corpo e spazio


L'uomo in stazione eretta è un compromesso tra verticalizzazione e il bisogno di nascondere i suoi problemi di ogni ordine.
Il corpo umano è un meccanismo talmente sofisticato e affidabile che può essere concepito solo partendo dai principi meccanici semplici e ingegnosi.
(Léopold Busquet, Le catene muscolari vol. I, II, Marrapese, Roma)

Per postura si intende la posizione del corpo nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei, è l'adattamento personalizzato di ogni individuo all'ambiente fisico, psichico ed emozionale, la posizione assunta dai segmenti corporei e dalle articolazioni sia in una situazione statica, sia dinamica.
Detto cosi, sembrerebbe che qualsiasi posizione assunta dal nostro corpo può essere definita postura. In effetti è assolutamente vero, ma proviamo a stabilire il "perché" alcune posture sono in "disarmonia" con il sistema corpo.
Il corpo umano è regolato da leggi ben precise, mutuate dagli elementi della fisica, della meccanica e chimica. Leggi alle quali il nostro corpo non si sottrae, anzi ne è perfettamente regolato.
Ogni nostro gesto, come percepire, osservare, reagire, comporta l’intervento coordinato di un sistema neuro-muscolare, che grazie a contrazioni concentriche, eccentriche o statiche ci permettono di contrastare la forza di gravità. A tal proposito il corpo risponde a questa serie di necessità relazionali e di sopravvivenza, attraverso una organizzazione, quella delle catene muscolari.
Le catene muscolari rappresentano i circuiti in continuità, di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo. Quindi i muscoli non devono essere considerati come entità isolate nel nostro corpo, ma legate e organizzate ad altri muscoli in maniera inseparabile.
Il corpo umano utilizza tutte le sue componenti per ottimizzare un gesto, un movimento o esprimere un emozione.
Per assicurarsi queste finalità di movimento, il corpo deve assicurasi una fonte di energia e gestirne la riserva in modo parsimonioso. Il corpo è una funzione di se stesso, il corpo è autopoietico.

Il termine autopoiesi è stato coniato nel 1972 da Humberto Maturana a partire dalla parola greca auto, ovvero se stesso, e poiesis, ovverosia creazione. In pratica un sistema autopoietico è un sistema continuamente sé stesso ed al proprio interno si sostiene e si riproduce. Un sistema autopoietico può quindi essere rappresentato come una rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di componenti che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema.

Alla luce di quanto sopra, possiamo affermare che un corpo si definisce perturbato “nella sua postura” , anche se uno dei suoi sistemi non è equilibrio.
Ma l’equilibrio perfetto non esiste, e se cosi fosse si instaurerebbe l’immobilità, ovvero la morte.
In termini pratici, l'equilibrio è di primaria importanza in ogni sua dimensione: parietale, viscerale, osmotica, emodinamica, ormonale, neurologica e le soluzione adottate dal nostro corpo devono essere economiche.
Da qui si evince che il corpo è regolato da:
· equilibrio,
· economia,
· confort (assenza di dolore)
Ma nel mantenimento dell'equilibrio e dell'economia, il corpo, si organizza per essere in assenza di dolore, confort, si auto-organizza per ristabilire schemi e/o compensi.
Per poter vivere in modo confortevole il soggetto inventa schemi di compenso che metteranno in evidenza la relazione tra “contenente-contenuto”. Relazione che esiste tra il contenente fisico e il contenuto viscerale, tra il contenente fisico ed il contenuto psicologico.
In atto si avranno modificazioni strutturali sul piano fisico, viscerale, psicologico atte a compensare, mettere in ri-equilibrio il sistema corpo.
“Cerco di stare in equilibrio nel mio ambiente per elevare il mio corpo, la mia personalità”.
Questa egemonia di equilibrio può essere occultata ad alcuni livelli fisici o mentali per rispettare la legge del non dolore la legge del confort. “ A questo livello accetto di compensare, anche se rimetto in dubbio l’armonia del mio equilibrio” .
(Léopold Busquet, Le catene muscolari vol. II, Marrapese, Roma)

Chi è il posturologo?


Ovvero colui che studia il sistema corpo nei suoi equilibri e disequilibri.
Tutti possono occuparsi di postura? Il dentista, l'oculista, l'otorinolaringoiatra, l'ortopedico, il gastroenterologo, lo psicologo, l'osteopata, il fisioterapista, il fitness trainer, la mamma.
Alla luce di quanto accennato, credo di aver creato più confusione che altro. In effetti è proprio cosi.

Non esiste il "posturologo", in quanto tale, ma bensì è più opportuno parlare di un equipe, figure professionali e sanitarie che, specializzate nel loro settore, possano coordinarsi per realizzare una sinergica forza atta ad identificare la base del problema che ha portato quel cambiamento alla postura, quella perturbazione che potrebbe essere in grado di determinare scompensi ed adattamenti molto gravi per la salute.
... le forme adottate dalle retrazioni muscolari sono strettamente personali. Possono dipendere dal nostro patrimonio genetico, dalla nostra attività fisica, professionale e sportiva, da traumi, ecc..
Una postura può essere perturbata da una cattiva occlusione temporomandibolare o da un problema all'orecchio interno, o ancora ad un difetto visivo, ma l'elenco di cause non finisce qui, un piede piatto dei problemi alla lingua o ancora cicatrici tatuaggi e piercing, possono causare delle problematiche posturali.
Si sta incominciando ad affrontare la "postura" come il rapporto tra "contenete e contenuto". Possiamo notare come il nostro corpo, nella sua organizzazione è suddiviso in unità, "unita funzionali" alcune deputate alla protezione, altre dedicate al movimento.

  • unità funzionale cefalica = testa e collo
  • unità funzionale del tronco = torace e addome
  • unità funzionale per ogni arto = arto superiore, inferiore e mandibola
Queste unità dispongono della facoltà dell'autogestione per risolvere i loro problemi, ma sono in relazione e in cooperazione tra loro.
Ogni unità può essere considerata come delle sfere che sono in equilibrio tra loro e costituiscono la parte "rigida" del nostri corpo, mentre i loro punti di rapporto costituiscono la parte "mobile" del nostro corpo, quella deputata al movimento.

Partendo da queste “unita funzionali”, introduciamo il concetto che il pieno è la scatola che racchiude gli organi e porta protezione a questi.
Le ossa rispondono alla funzione della statica e di protezione, mentre i muscoli sono deputati al movimento. Un muscolo non è fatto per lavorare in modo continuo e costante.
Nella posizione/postura eretta del corpo, e in particolare i muscoli, sono sollecitati ad un lavoro continuo, questa sollecitazione può presentare dei dolori cronici vertebrali, una notevole spossatezza ed un atrofia muscolare a medi termine.
A livello cefalico la linea di gravità passa attraverso il foro occipitale, distribuendo il peso con i 2/3 in avanti e 1/3 in dietro. Da qui lo “squilibrio” anteriore dell’uomo
A livello Plantare, al linea di gravità davanti al collo del piede ed anche qui si ritrova una risultante di squilibrio” anteriore.
Cosa avverrebbe se invece avessi un equilibrio perfetto?
Il mio corpo sarebbe talmente instabile che potrei cadere da tutte le parti ed i centri dell’equilibrio sarebbero troppo sollecitati, quindi non sarebbe una soluzione “economica”.
È più sicuro uno squilibrio in avanti in quanto è gestito dagli occhi e i piedi si dirigono in avanti.
Ma sono i muscoli a tenerci in piedi?.. NO!!!
Sono i tessuti connettivi, cioè guaine, tendini, legamenti, capsule, tessuti, aponeurosi.. ecc.
La Catena Statica Posteriore formata da:
· Legamento cervicale posteriore
· L’aponeurosi dorsale
· L’aponeurosi lombare e del quadrato dei lombi
· I legamenti vertebrali
· Segue nel ginocchio, caviglia e volta plantare
La catena della statica rappresenta la struttura connettiva più importante del piano posteriore ed ha quindi un ruolo decisivo sul piano della stazione eretta. È importante intravedere come il corpo per potersi muovere abbia di bisogno di una struttura “pneumatica” , capace di dare sostegno al busto e nel contempo permettere il movimento.
Questa funzione è svolta dal diaframma.
Di diaframmi ne abbiamo tre in medicina osteopatica: il tentorio del cervelletto (un lembo di dura madre che separa il cervelletto dai lobi occipitali del cervello), il diaframma toracico e il diaframma pelvico (il cosiddetto pavimento pelvico).
Curiamoci solo del diaframma toracico.
Andrew Taylor Still, padre dell’osteopatia e grande conoscitore dell’anatomia umana, descrivendo il diaframma toracico disse: "Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni".
Sicuramente la frase di Still è di assoluto effetto e lascia presagire ed intendere parecchi concetti. Il diaframma è una parte fondamentale del nostro organismo e, se si presenta libero da restrizione, permette al corpo stesso di essere in buona salute.

Occorre sapere che questo muscolo si sviluppa in fase embrionale e che la cupola diaframmatica si forma dalla migrazione di strutture che partono dal tratto cervicale (C3-C5).
Questo stretto rapporto tra tratto cervicale e diaframma fa intuire come un dolore cervicale possa essere causato dal diaframma bloccato (e viceversa). Il diaframma assume particolare importanza per i rapporti che contrae con importanti strutture del sistema neurovegetativo. Assieme all’esofago, infatti, passano di qui anche i nervi vaghi: il nervo vago sinistro è anteriore all’esofago e il destro è posteriore.
Queste due componenti nervose fanno parte del sistema di regolazione di tutta la vita vegetativa e quindi l’irritazione di uno dei due può creare dei disturbi riflessi. Le relazioni pressorie tra torace e addome sono quindi fondamentali per una corretta fisiologia. Se tali pressioni vengono ad essere alterate anche il meccanismo respiratorio si altera: in soggetti con una flaccidità addominale il meccanismo respiratorio viene ad essere "basso", diverso da soggetti con una ipertonia addominale in cui si ha respirazione alta, apicale.

Altra grande importanza la riveste dal punto di vista posturale: si osserva infatti abbastanza spesso un’iperestensione del tratto lombare alto in soggetti con una respirazione di tipo alto: in presenza di un diaframma che tende a rimanere in una posizione relativamente alta (in espirazione) le
trazioni continue verso l’anteriorità trasmesse dai pilastri sugli attacchi lombari possono creare di conseguenza delle accentuazioni della curva lombare nella porzione alta.
Viceversa persone con diaframma basso (in inspirazione), per esempio in soggetti con una grossa ptosi addominale, si osserva una perdita delle curve fisiologiche associate ad una accentuazione della lordosi lombare bassa.
(Luca Franzon, osteopata)
Il corpo comprende tre sfere
· La testa
· Il torace
· Il bacino
Queste tre scatole proteggono e sono dotate di diaframma, e sono influenzate da quest’ultimo. Infatti il loro ritmo perché permette il sincronismo, ma anche l’indipendenza , cioè sono in grado di dare movimento e reagire agli sforzi.





Unità funzionale del tronco

Le catene muscolari



La flessione e l’estensione del tronco dipendono da catene rette ed in particolar modo dalla catena di flessione (CDF) e la catena di estensione (CDE).

(seguira un prossimo post)


Osservazione sulla postura



Volevo segnalarvi una pagina di un sito molto ben fatto che pone in evidenza la postura che ognuno di noi dovrebbe avere...
Cliccate QUI e divertitevi.

giovedì 26 marzo 2009

Postura ed equilibrio

Questa Volta (concedetemelo) il post non lo scrivo io. Dopo un attenta ricerca, e letture, non mi resta che lasciare "parola" al C.O.N.I., Istituto di Scienza dello Sport, Dipartimento di Fisiologia e Biomeccanica, Roma
ed in particolare al lavoro svolto del Dott.C. Gallozzi

Dal punto di vista motorio, ogni essere vivente deve essere in grado di adattarsi all’ambiente in cui si trova per sopravvivere e svolgere la propria attività statica e dinamica.

Tale adattamento richiede la possibilità di cogliere ciò che succede nell’ambiente stesso e conseguentemente, di assumere le posizioni più consone alla situazione e alle proprie esigenze di comportamento. Possiamo definire “postura“ ciascuna delle posizioni assunte dal corpo, contraddistinta da particolari rapporti tra i diversi segmenti somatici.

Il concetto di postura, quindi, non si riferisce ad una condizione statica, rigida e prevalentemente strutturale. Si identifica, invece, con il concetto più generale di equilibrio inteso come “ottimizzazione“ del rapporto tra soggetto e ambiente circostante, cioè quella condizione in cui il soggetto stesso assume una postura o una serie di posture ideali rispetto alla situazione ambientale, in quel determinato momento e per i programmi motori previsti.

Una funzione così importante non può essere affidata ad un solo organo o apparato ma richiede un intero sistema, che chiameremo Sistema-Tonico-Posturale (S.T.P.), cioè un insieme di strutture comunicanti e di processi cui è affidato il compito di:

• lottare contro la gravità;

• opporsi alle forze esterne;

• situarci nello spazio-tempo strutturato che ci circonda;

• permettere l’equilibrio nel movimento, guidarlo e rinforzarlo.

Per realizzare questo exploit neuro-fisiologico, l’organismo utilizza differenti risorse:

• gli esterocettori: ci posizionano in rapporto all’ambiente (tatto, visione, udito);

• i propriocettori: posizionano le differenti parti del corpo in rapporto all’insieme, in una posizione prestabilita;

• i centri superiori: integrano i selettori di strategia, i processi cognitivi e rielaborano i dati ricevuti dalle due fonti precedenti.

Gli organi del sistema tonico posturale

Si riconoscono diversi recettori posturali primari con funzione estero e propriocettiva, i quali sono in grado di informare il Sistema Nervoso Centrale del loro stato e indurre una risposta posturale specifica per quel determinato momento, modificando lo stato delle catene cinematiche muscolari e di conseguenza gli equilibri osteo-articolari.

Gli esterocettori

Questi recettori sensoriali captano le informazioni che provengono dall’ambiente e le inviano al S.T.P. Tre sono i recettori universalmente riconosciuti:

l’orecchio interno, l’occhio e la superficie cutanea plantare.

1. L’orecchio interno

I recettori dell’orecchio interno sono degli accelerometri, essi informano su movimento e posizione della testa in rapporto alla verticale gravitaria. L’entrata vestibolare comprende un sistema semi-circolare ed un sistema otolitico. Il sistema semicircolare è un sistema di tre canali arciformi situati in tre piani perpendicolari fra di loro, sensibili alle accelerazioni angolari (rotazione della testa). I

canali semicircolari non partecipano alla regolazione fine dell’equilibrio, poiché la loro soglia minima di sensibilità alle accelerazioni è superiore alle accelerazioni oscillatorie dentro il sistema posturale fine; per contro il sistema interviene nell’equilibrio dinamico. Il sistema otolitico è contenuto in due vescicole: il sacculo e l’utricolo, sensibili alla gravità e all’accelerazione lineare. L’orecchio interno percepisce le accelerazioni angolari (rotazione della testa) attraverso i recettori

situati nei canali semicircolari e le accelerazioni lineari attraverso il sistema utricolo-sacculo. Sembra che solo questi ultimi partecipino alla regolazione posturale fine. In effetti, fin nel 1934, Tait J. e MacNelly W.H. avevano mostrato che la denervazione dei canali semicircolari non interferisce con il tono muscolare, mentre quello dell’utricolo si traduce in profonde perturbazioni della sua ripartizione.

Perché le informazioni che vengono dall’orecchio interno possano essere interpretate dal S.T.P., devono essere comparate alle informazioni propriocettive che permettono di conoscere la posizione della testa in rapporto al tronco e quelle del tronco in rapporto alle caviglie e soprattutto alle informazioni di pressione podalica, il solo riferimento fisso.

2. L’occhio

L’entrata visiva, grazie alla retina permette la stabilità posturale per i movimenti antero-posteriori, grazie alla visione periferica. Per contro, per i movimenti destra-sinistra, la visione centrale diviene preponderante. L’entrata visiva è attiva quando l’ambiente visivo è vicino; se la mira visiva è distante 5 metri o più, le informazioni che vengono dal recettore visivo diventano così poco importanti da non venire più prese in considerazione dal S.T.P.

Per fare in modo che il S.T.P. possa utilizzare le informazioni visive per il mantenimento dell’equilibrio, bisogna che le informazioni visive siano comparate a quelle che vengono dall’orecchio interno e dall’appoggio plantare. In effetti l’occhio non sa dire se lo scivolamento delle immagini sulla retina sia dovuto al movimento dell’occhio, al movimento della testa o al movimento dell’insieme della massa corporea.

3. Il piede

L’esterocettore plantare permette di situare l’insieme della massa corporea in rapporto all’ambiente, grazie a delle misure di pressione a livello della superficie cutanea plantare. Quest’ultima rappresenta l’interfaccia costante tra l’ambiente ed il S.T.P.. Essa è ricca in recettori e possiede una soglia di sensibilità molto elevata (i baropressori percepiscono le pressioni anche di 0,3 gr). Essi forniscono informazioni sulle oscillazioni dell’insieme della massa corporea e si comportano dunque come una piattaforma stabilometrica. Le informazioni plantari sono le uniche a derivare da un recettore fisso direttamente a contatto con un ambiente immobile rappresentato dal suolo.

A livello del piede si raccolgono, tuttavia, anche informazioni relative alla propriocezione muscolare e articolare (vedi oltre). Nell’ambito delle problematiche posturali, il piede può presentarsi in tre modi diversi:

- come elemento causativo: responsabile principale dello squilibrio posturale;

- come elemento adattativo: tampona uno squilibrio che viene dall’alto (generalmente dagli occhi e dai denti). In un primo momento l’adattamento è reversibile poi si fissa alimentando lo squilibrio posturale;

- come elemento misto: presentano contemporaneamente un versante adattativo e un versante causativo.

• Gli endocettori

Questi recettori sensitivi informano il S.T.P. di quello che succede all’interno dell’individuo. Permettono ai sistema di riconoscere in permanenza la posizione e lo stato di ogni osso, muscolo, legamento od organo in rapporto con l’equilibrio. Essi informano in particolar modo sulla posizione degli esocettori cefalici (orecchio interno e retina) in rapporto all’esocettore podalico. Essi si dividono in due grandi categorie: recettori propriocettivi e recettori enterocettivi o viscerocettivi.

L’entrata oculo-motrice permette di comparare le informazioni di posizione fornite dalla visione a quelle fornite dall’orecchio interno grazie ai sei muscoli oculo-motori, che assicurano la motricità del globo oculare. L’entrata rachidea ha per scopo di informare il sistema posturale sulla posizione

d’ogni vertebra e quindi sulla tensione d’ogni muscolo. L’entrata propriocettiva podalica, grazie al controllo dello stiramento dei muscoli del piede e della gamba, situa il corpo in rapporto ai piedi.

L’entrata rachidea e l’entrata propriocettiva podalica formano una continuità funzionale, un’estesa catena propriocettiva che riunisce i recettori cefalici ai recettori podalici e dunque permette di situare l’orecchio interno e gli occhi in rapporto ad un recettore fisso costituito dai piedi. Ciò consente una codificazione delle informazioni spazio-temporali cefaliche.

• L’apparato stomatognatico

Un numero sempre più crescente di lavori tende ad analizzare il ruolo dei disordini del rachide e della postura in correlazione alle problematiche cranio mandibolari; l’attenzione che molti ricercatori riservano all’ipotesi di correlazione tra postura ed occlusione è giustificata dall’evidenza di rapporti anatomo-funzionali tra il sistema stomatognatico e le strutture deputate al controllo della postura. Nell’ambito dei disordini cranio mandibolari l’occlusione, definita come “il rapporto sia statico che dinamico tra elementi di due arcate dentarie antagoniste”, viene considerata uno dei principali fattori eziologici. Alcuni Autori hanno individuato alcune condizioni occlusali che possono rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza di disfunzioni cranio-mandibolari, essi sono individuati in:

• morso aperto anteriore (mancato contatto, in occlusione, tra gli incisivi superiori con quelli inferiori);

• “Overjeet” maggiore di 6 mm; laddove per overjeet intendiamo la distanza in senso orizzontale tra il gruppo incisivo superiore e quello inferiore che nella norma va da zero a quattro millimetri;

• differenza tra posizione mandibolare ideale e reale maggiore di 2 mm;

• inversione dei rapporti trasversali interarcata (crossbite) posteriormente e monolateralmente;

• II classe divisione 2;

• assenza di cinque o più denti nel settore posteriore.

Sono stati dimostrati rapporti di intima vicinanza a livello spinale tra le terminazioni nervose trigeminali e quelle dei primi plessi cervicali tanto da far supporre l’esistenza di vie nervose di convergenza o di interconnessione a livello del nucleo spinale, che spiegherebbero l’insorgenza di sintomatologie variabili a livello della faccia, dell’articolazione temporo-mandibolare e delle porzioni dermatomeriche dei primi nervi cervicali in caso di mioartropatia di ognuno di questi distretti e potrebbe essere la causa del dolore diffuso e riferito che spesso accompagna alcune forme di cefalea e di dolore oro-cranio-facciale. L’innervazione dell’apparato stomatognatico è fornita essenzialmente dal trigemino. La sensibilità propriocettiva dello stesso distretto orale è affidata a fibre nervose i cui corpi cellulari si trovano nel nucleo mesencefalico del trigemino. Sono state ipotizzate anche correlazioni tra mandibola, muscoli sovraioidei e vertebre cervicali che andrebbero a costituire un complesso anatomo-funzionale il cui anello di congiunzione sarebbe rappresentato dall’osso ioide. Lo stesso osso ioide potrebbe rappresentare il mediatore delle variazioni posturali della testa in seguito a cambiamenti di posizione della mandibola.

Le sindromi algico-posturali

Quando si determina una disfunzione del sistema tonico-posturale si può instaurare un quadro clinico caratterizzato generalmente da sofferenza dell’apparato locomotore (patologie muscolo-tendinee, articolari ed ossee) detto “sindrome algico posturale”. Più in dettaglio, gli elementi che devono concorrere perché ciò si verifichi sono i seguenti:

1. La predisposizione individuale.

2. Le alterazioni morfo-funzionali.

3. L’azione dell’ambiente interno ed esterno all’individuo.

Nell’eziopatogenesi della sindrome algico-posturale tutte le componenti sono presenti. Ciò significa che il paziente deve essere predisposto alla disfunzione (ad esempio per il suo stile di vita sedentario), che i recettori posturali devono trovarsi in qualche stato di alterazione o che siano presenti paramorfismi o dismorfismi dell’apparato locomotore ed infine che le abitudini lavorative o

l’allenamento sportivo determinino un ipercarico dei tessuti che sono poi oggetto di reazione degenerativo-infiammatoria. Per quello che riguarda l’”ambiente interno” ci si riferisce a determinati stati emotivi e/o psicologici che concorrono ad alterare lo schema posturale ed il tono

muscolare di base. La triade è potenzialmente presente in ogni individuo, ma non si realizzerà

nessuna manifestazione clinica della disfunzione finché tutte le componenti non siano coinvolte. Non appena si sviluppa la triade, la sindrome precipita e si osservano i sintomi della disfunzione.

Il grado di predisposizione, di alterazione morfologica, o di alterazione dell’ambiente interno ed esterno, necessario per la comparsa della sindrome è diverso per ogni individuo. Per questo si potranno trovare persone con livelli minimi delle componenti che possono presentare anche delle sintomatologie molto importanti. Ricapitolando, perché la sindrome posturale abbia la sua estrinsecazione clinica, sono necessarie tutte le componenti descritte. Le variabili di tale principio consistono nel grado di incisività che ciascuno di questi singoli fattori può rappresentare in ogni particolare individuo. Tale grado di variabilità rende conto delle differenze fra gli individui, così come nello stesso individuo in tempi diversi. Sono possibili inoltre dei fattori scatenanti e/o aggravanti come il trauma, lo stress, l’esito di interventi chirurgici ortopedici, alcune cicatrici e le parafunzioni (bruxismo), che possono improvvisamente far precipitare un quadro patologico. Questi fattori sono considerati delle concause per l’insorgenza di una patologia posturale.

La disfunzione dei recettori

A seconda dei recettori posturali in disfunzione possiamo classificare la patologia algico-posturale in:

Semplice, avviene quando troviamo in disfunzione un solo recettore posturale primario, come per esempio l’appoggio podalico, che induce un determinato schema adattativo. Complicata, avviene quando troviamo in disfunzione più recettori primari posturali, come l’appoggio podalico e l’apparato stomatognatico.

Le caratteristiche del quadro clinico

Un determinato programma posturale in disfunzione che presenta un quadro clinico può indurre una disfunzione a vari livelli dell’apparato locomotore come:

• I muscoli

• Le articolazioni

• Le ossa

• I tendini e i legamenti

• Il tessuto nervoso

• I visceri

A livello muscolare possiamo evidenziare ipertono, contratture, squilibri di trofismo e stenia o la formazione di zone algiche chiamate trigger-point. A livello osteo-articolare possiamo evidenziare artrosi, condropatie e, raramente, fratture da stress. A livello dei tendini e dei legamenti si osservano tendiniti, tendinosi o infiammazioni inserzionali. Per quel che riguarda il tessuto nervoso si riscontrano spesso delle patologie da compressione dei fasci sensitivi e/o motori. Per i visceri si osservano varie tipologie di sintomi viscerali spesso secondari a una patologia neurologica del rachide o secondari a ipertoni dei muscoli scheletrici che esercitano azione compressiva. Da un punto di vista clinico possiamo avere un quadro:

• Lieve

• Medio

• Grave

Quando è lieve la sintomatologia può essere presente saltuariamente soprattutto dopo episodi di stress psico-fisico, il paziente la menziona solo se interrogato dal medico, si può apprezzare lieve dolorabilità alla digito pressione in uno o più muscoli delle catene cinematiche posturali. Non sono presenti delle modifiche della qualità di vita e di attività fisica del soggetto. Quando è media il paziente presenta una sintomatologia vera anche se intervallata da periodi di acuzie e remissioni parziali. La sintomatologia determina una o più visite specialistiche ed accertamenti strumentali. Sono presenti modificazioni della qualità di vita e di attività fisica del soggetto. Quando è grave il paziente soffre per un quadro clinico algico-disfunzionale permanente e spesso ricorre a terapia farmacologia antidolorifica e/o antinfiammatoria. Sono presenti delle significative modifiche della qualità di vita e di attività fisica del soggetto.

La diagnosi e la riabilitazione nelle sindromi algico-posturali

La diagnosi delle sindromi algico-posturali si basa essenzialmente su una corretta raccolta dell’anamnesi ed un attento esame obiettivo. Bisogna ripercorrere bene la storia del paziente sia da un punto di vista fisico (storia di traumatismi o di episodi dolorosi articolari e/o muscolari), sia da un punto di vista biochimico (allergie, menopausa, disturbi endocrini), sia da un punto di vista psichico (stress, depressione).

Inoltre si deve valutare se ci sono stati dei cambiamenti importanti dell’apparato stomatognatico come estrazioni di elementi dentali o la riabilitazione occlusale mediante protesi fisse e non o mediante trattamento ortognatodontico soprattutto nei bambini (non è raro sentire che dopo un cambiamento dell’occlusione si è sviluppato un cambiamento della funzionalità del rachide e non solo).

Esame obiettivo

Esame morfologico e studio della verticale di Barrè

Si ricercano nei tre piani (frontale, sagittale e trasverso) variazioni di posizione dei principali punti di repere rispetto ad un modello di posizione ortostatica ideale con particolare riferimento al cranio, alla colonna vertebrale, al bacino delle estremità inferiori. Si valuteranno, inoltre, asimmetrie e rotazioni dei segmenti scheletrici nonché la presenza di zone di alterato trofismo e/o tono muscolare.

Valutazione dei recettori

Per quello che riguarda l’apparato stomatognatico si studia prima lo stato di salute dei muscoli masticatori e si valuta l’armonia del movimento mandibolare rilevando la presenza di rumori a livello dell’articolazione temporo-mandibolare e le sue eventuali disfunzioni e/o discinesie, si registra lo stato di salute dei denti ed eventuale presenza di bruxismo. Infine si può variare l’appoggio occlusale con dei cotoni inseriti fra le arcate dentarie ed osservare cosa avviene sulle catene muscolari posturali del corpo e cosa cambia a livello del bacino e del rachide cervico-dorso-lombare, aiutandoci con uno scoliosometro sia sul piano frontale che sagittale e orizzontale o con

una pedana stabilometrica. Parallelamente alla valutazione stomatognatica deve essere studiato l’appoggio podalico anche attraverso esami strumentali (baropodometria). La funzionalità del piede deve essere valutata sia in condizioni statiche che

dinamiche per accertare la presenza di paramorfismi come il piattismo, il cavismo

o gli eccessi di pronazione e supinazione. Completerà la diagnosi una valutazione del sistema oculare, con particolare riferimento alla funzione oculomotrice, e dell’orecchio interno. Il trattamento riabilitativo, nei confronti del quale non ci soffermeremo perché argomento molto complesso ed ancora non codificato, si articola in due fasi distinte, ma che procedono spesso in parallelo. Da un lato si procede alla risoluzione della disfunzione recettoriale (terapia etiologica) con le evidenti difficoltà che nascono dal fatto che molto spesso la disfunzione di un recettore coinvolge altri organi che si modificano per adattarsi ad un nuovo schematismo corporeo. Ciò può portare ad errori interpretativi del quadro clinico ed ad interventi terapeutici che possono paradossalmente aggravare la sintomatologia (ad esempio l’uso indiscriminato di ortesi plantari su piedi “adattativi”). Dall’altro si procede al programma riabilitativo sull’apparato locomotore che

deve avere caratteristiche di intervento assolutamente individuali in funzione della tipologia delle lesioni, ma anche del paziente e delle sue abitudini di vita. Ciò è particolarmente importante se il paziente è uno sportivo.

L’attività fisica, soprattutto se intensa, infatti, determina dei forti adattamenti muscolari indotti dalla disfunzione tonico-posturale (ipertono, fibrosi localizzate) che se non rimosse, impediscono il ripristino di un corretto ed equilibrato schema corporeo.

BIBLIOGRAFIA

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16. Villeneuve Ph., Parpay S.: Examen clinique posturale. Revue de Podologie 1991: 37-430.

giovedì 26 febbraio 2009

La Respirazione

La respirazione è un processo “automatico”, meglio chiamato involontario, ma una parte di esso è sotto il controllo della nostra volontà.

Occorre ben distinguere le parti per poter comprendere “cosa”, “come”, “in che modo”, “quando”.

COSA:

è indubbio rispondere ossigeno, ma non è proprio così. Il nostro organismo respira:

COMPONENTE - SIMBOLO - CONCENTRAZIONE

Azoto N2 78.0 (% in volume)

Ossigeno O2 20.9 (% in volume)

Argon Ar 0.9 (% in volume)

Biossido di Carbonio CO2 0.00028 (% in volume)

Altri composti Ne, He, CH4, Kr, H2, Xe, O3, H2O NH3, NO2, SO2, NO, H2S, CO…, 0.2 (% in volume)

COME: (da http://www.centrostudikeiron.it)

Come respiriamo. La respirazione avviene in modo automatico e normalmente questo processo avviene al di fuori della nostra attenzione. Forse la respirazione è un atto così ricorrente nella quotidianità da sembrare quasi banale, tuttavia modesti cambiamenti nella respirazione sono in grado di scatenare considerevoli effetti sia fisiologici che psicologici nell'individuo.

I polmoni in sé non hanno alcuna capacità di contrarsi o espandersi, ma si riempiono e si svuotano di aria grazie all'azione dei muscoli, primo fra tutti il diaframma. Esso si trova alla base della gabbia toracica e la separa dall'addome come se fosse il "pavimento" della zona polmonare: agendo grosso modo come lo stantuffo di una siringa il diaframma, contraendosi verso il basso e rilasciandosi verso l'alto, richiama dentro e spinge fuori l'aria dai polmoni stessi. La respirazione è controllata da centri nervosi automatici e contemporaneamente può essere gestita da centri nervosi sotto il controllo della volontà. Si pensi che il cervello e il cuore, che costituiscono meno del 3% del peso totale del corpo, consumano più del 30 % dell'ossigeno utilizzato dall'intero organismo.

In generale la respirazione regola degli equilibri fisiologici legati ai processi energetici. Infatti le principali funzioni del sistema respiratorio sono

ottenere ossigeno (O2) dall'ambiente per fornirlo ad ogni cellula del corpo,

rimuovere dal corpo l'anidride carbonica (CO2) prodotta dal metabolismo cellulare.

Queste sostanze sono coinvolte nei processi di acquisizione e di utilizzo dell'energia. L'energia viene estratta dall'ossigeno e conservata in speciali molecole che possono essere considerate "la moneta dell'organismo", mentre l'anidride carbonica (CO2) è il prodotto delle combustioni implicate nelle attività vitali, e potrebbe essere considerata come il fumo prodotto in una qualsiasi combustione. Questi processi non solo hanno un notevole peso nelle attività corporee, ma sono coinvolti in numerosi processi psicologici, prime fra tutti le emozioni.

Infatti la respirazione è la funzione fisiologica che, viene alterata in maniera più evidente durante un'emozione intensa e/o quando siamo impegnati in un compito. Essa tende a divenire più rapida e "corta" e in alcuni soggetti tende a spostarsi nella zona toracica alta.

IN CHE MODO:

In che modo respirare. Una delle più caratteristiche alterazioni della respirazione è l'iperventilazione cronica, che si manifesta quando respiriamo più aria di quanto richiesto dall'attività metabolica presente: ci sono persone che, svolgendo calcoli matematici comodamente seduti, respirano come se stessero salendo le scale di corsa!

L'iperventilazione è un fenomeno estremamente presente nei disturbi d'ansia e negli attacchi di panico, e poiché il respiro è strettamente connesso agli stati emotivi e agli atteggiamenti acquisiti, la sua rieducazione è estremamente utile a fianco dei trattamenti psicologici o di altro genere. Non solo come ci sentiamo altera la nostra respirazione, ma la nostra respirazione può cambiare il modo in cui ci sentiamo. Il respiro può essere controllato volontariamente, e regolando il respiro possiamo regolare le funzioni del sistema nervoso autonomo. Questo sistema regola l'attività dell'intero corpo e predispone tanto alle reazioni di attacco/fuga in situazioni percepite fisicamente o socialmente come minaccia, quanto al recupero delle energie psicofisiche. È infatti il disequilibrio nella funzionalità del sistema nervoso autonomo che produce una buona parte dei sintomi correlati allo stress.

Le alterazioni della respirazione possono generare sintomi quali:

  • vertigini e senso di instabilità
  • dissociazione
  • sudori freddi, formicolii, parestesie
  • dolori muscolari, tremori
  • tachicardia, palpitazioni
  • nausea e crampi allo stomaco
  • senso di soffocamento, affanno e oppressione
  • nervosismo, apprensione, irritabilità

Questi sintomi insorgono poiché nell'iperventilazione si espelle una quantità di anidride carbonica superiore al necessario. La riduzione di anidride carbonica nel sangue provoca una riduzione del calibro delle arterie, impedendo il normale afflusso sanguigno nei tessuti corporei, e della quantità di ossigeno che può essere assorbita dalle cellule. Quindi, al cuore è richiesto di battere più frequentemente al fine di compensare queste alterazioni. Poiché lo stress, lo stile emotivo e altri fattori possono temporaneamente o stabilmente alterare la respirazione, l'educazione ad una respirazione consapevole e il più possibile completa costituisce il primo passo per ristabilire equilibrio e benessere: la mente e il respiro sono interdipendenti e una respirazione regolare produce una mente serena. (Nel prossimo post parleremo della meditazione come componente del Power Qi)

QUANDO:

Posso provare ad eseguire degli esercizi di respirazione in un qualsiasi momento della giornata, è importate entrare nel giusto meccanismo.

Per iniziare è meglio scegliere un luogo adeguato ed un momento del giorno in cui si è certi di non venire disturbati o interrotti.

Collocatevi in una posizione confortevole. Prima di iniziare la respirazione diaframmatica, osservare per un minuto la regolarità e la velocità della respirazione.

· Mettete una mano sullo stomaco e l'altra sul petto.

· Respirare lentamente dal naso in maniera che la mano sullo stomaco salga lentamente mentre lo stomaco si muove. Non forzate lo stomaco in fuori lasciatelo salire dolcemente mentre inspira. Il petto deve rimanere rilassato e muoversi poco.

· Quindi espirate lentamente con la bocca, in maniera che la mano sullo stomaco scenda mentre lo stomaco si abbassa. In questo caso il petto deve essere rilassato e muoversi molto poco mentre espira. In questa situazione sentite le spalle e la nuca rilassarsi mentre l'aria abbandona il corpo. Immaginate che ogni respiro elimini la tensione dei muscoli, aggiungete una piccola pausa dopo ogni inspirazione ed una molto ampia dopo l'espirazione, (4 tempi )

Leggete in oltre l’articolo del maestro Isidoro li Pirra sulla respirazione Qi Gong


venerdì 12 dicembre 2008

La parola “Power”


Il Power Qi

Se volessi dare una traduzione alla parola Power Qi, mi verrebbe da dire che essa è “la forza dell’energia”.

Ma che vuol dire e perché utilizzare due parole con un etimologia diversa.

La parola “Power” è facile da identificare, essa è forza ma intesa come, vigore, intensità, capacità di agire un movimento.

Questo movimento è capace di generare nuova “energia”, di ripristinare una serie di equilibri che sono indispensabili e essenziali alla vita. La seconda parola, che deriva dal cinese, esprime un altro concetto estremamente importante, ma strettamente connesso con il primo.


L’ideogramma che raffigura la parola Qi è raffigurato da due parti, quella interna che sta ad identificare il riso che cuoce: questo è l’alimento per eccellenza è rappresenta la materia concreta, l’energia allo stato potenziale (YIN).

In quella esterna, le tre linee sulla parte superiore rappresentano il movimento dell’emissione di vapore, che si spigiona dal riso, la parte mobile, più sottile, la parte più Yang dell’energia. Riassumendo questo ideogramma ha la forza sintetica dell’equazione matematica formulata da Albert Einstein nella Teoria della Relatività Generale:

E= mc²